Tutto alla grande!
Non so mai fino a che punto crederci quando mi sento dire: "Mi fa piacere averti rivista", oppure "Per fortuna sei tornata qui tu." A parte che il novanta percento delle volte sembrano frasi di circostanza dette a chiunque, ma la realtà è che io mi trasformo lentamente un pezzo di legno che sembra non degnare l'interlocutore di una minima risposta.
Nel frattempo, la sento… è lì. La mia autostima. Quella vigliacca che va sempre a far crollare le speranze, mi sta sussurrando di non credere a queste minchiate.
Mi limito ad un imbarazzato "Grazie..." assolutamente scondito da ogni reciprocità nella cosa. Non perché non mi faccia piacere rivedere alcune persone. Ma perché non vorrei aprire la porta a nessun tipo di sentimentalismo sbrodolante di cui poi potrei pentirmi.
E invece, zac, la domanda diretta arriva: una domanda mirata, tagliente, che va a colpire il punto giusto, e fa saltare in aria qualsiasi scudo o armatura indossata fino a due secondi prima. Ti prego, ti prego, non chiedermi nulla.... E allora parte il monologo, durante il quale metà del mio cervello è impegnata a sintetizzare la lunga risposta a un banalissimo: "Come va a casa?", e l'altra metà cerca di decifrare le espressioni dell'interlocutore per captare qualche segno di cedimento o di sincero interesse. Tilt.
Diventare totalmente incapace, in trenta secondi, di calibrare i contenuti a chi mi sta davanti, è uno dei miei punti forti. Eh sì.
Uno dei motivi è una sorta di isolamento costante da me stessa. Che non significa per forza non relazionarsi mai con nessuno durante la giornata. Puoi farlo di continuo, ma anche molto superficialmente, quando è necessario mettere da parte te stessa e come ti senti realmente per altrui esigenze. Quando improvvisamente poi qualcuno ti chiede come stia andando, è come se per un momento ti costringesse a guardarti allo specchio. O meglio, io mi sento costretta, per innata onestà, anche se probabilmente all'altro non interessano neanche i due primi nanosecondi della storia della mia vita.
Di conseguenza, cerco di salvarmi in corner con un interessatissimo: "Beh, e a te come va?", consapevole che quanto appena citato vale pure per me. Ovvero, in questo momento te lo sto chiedendo non tanto perché mi interessi sul serio, ma perché in questo modo tu impedisci a me di diventare autoreferenziale e di sfogare su di te il mio impellente bisogno di dialogo e comprensione che cerco in modo maldestro di stipare dentro l'armatura.
Sempre se prima non arriva il classico: "Cavoli, ti sei rimessa in forma dopo il terzo parto! Ma come hai fatto?" - "Ma guarda, neanche un filo di pancia!"
"Eh sai, correndo dietro a tre figli...". Morte immediata della conversazione per asfissia.
Sapessi. Sapessi. Se potessi parlare...
Meglio che tu non sappia.
Arrivederci.


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